Non solo foresta amazzonica, ma cloud e AI al centro dell'agenda ONU sul clima a Belém. Eppure, oltre la metà delle aziende italiane non sa quanto inquina il digitale
Mentre i data center si preparano a consumare quanto l'intero Giappone entro il 2030, un'indagine di iSustainability rivela che il 54% delle imprese italiane è poco o per nulla consapevole dell'impatto ambientale delle piattaforme digitali
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| Pianeta Informatica news. Torino, 12 novembre 2025 – La foresta amazzonica è sotto i riflettori a Belém, ma alla COP30 emerge un'altra urgenza climatica: per la prima volta in modo strutturato, l'agenda ufficiale dedica spazio alla sostenibilità digitale, riconoscendo l’impatto crescente delle infrastrutture tecnologiche globali. L'International Telecommunication Union (ITU) porterà alla conferenza ONU il percorso "Green Digital Action", dedicato all'impatto ambientale delle tecnologie digitali, con focus specifico su data center, cloud e intelligenza artificiale.
Il digitale consuma, e sempre di più. Nel 2024, secondo il Centro Studi RINA Prime Value Services, i data center hanno già consumato circa 415 terawattora (TWh) a livello globale, pari all’1,5% della domanda elettrica mondiale. Tuttavia, secondo l'IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il consumo globale di elettricità dei data center crescerà vertiginosamente tra il 2025 e il 2030, raggiungendo i 945 TWh, l'equivalente dell'attuale domanda elettrica del Giappone. La crescita è trainata anche dall'intelligenza artificiale, il cui consumo energetico potrebbe rappresentare tra il 35% e il 50% del totale dei data center entro fine decennio.
Lo stesso studio di RINA evidenzia che in Italia il mercato dei data center è in rapida espansione: la capacità complessiva ha raggiunto 513 MW IT nel 2024, in crescita del 17% rispetto al 2023. Milano, con 238 MW IT (+34%) e nuovi progetti destinati a superare i 300 MW entro il 2026, si consolida come hub strategico per l’Europa meridionale. Gli investimenti annunciati nel 2024 superano i 37 miliardi di euro, con una pipeline stimata di ulteriori 10,1 miliardi € tra il 2025 e il 2026.
Eppure, la maggior parte delle aziende italiane non sa quanto inquina: nonostante l'84% di loro riconosca il digitale come acceleratore per modelli di business sostenibili, il 54% si dichiara poco o per nulla consapevole degli impatti ambientali delle infrastrutture digitali come cloud, data center e AI. Il dato emerge dalla ricerca "La terza via della sostenibilità 2025" di iSustainability, società di consulenza specializzata in sostenibilità, fondata da Riccardo Giovannini e parte del Gruppo Digital360, condotta su un campione di 103 aziende italiane di diversi settori e dimensioni.
"La consapevolezza legata al digitale è un tema da rafforzare urgentemente", spiega Riccardo Giovannini, CEO & Founder di iSustainability. "Le aziende utilizzano quotidianamente servizi cloud, mail, software ospitati in data center, ma non ne percepiscono l'impatto complessivo. Questo gap di conoscenza rappresenta un rischio, anche e soprattutto alla luce delle nuove normative europee che impongono di misurare e ridurre anche le emissioni digitali. Infatti, la Direttiva EU 2023/1791 sull'efficienza energetica impone già agli Stati membri di monitorare e ridurre i consumi dei data center, mentre il Regolamento EU 2024/1364 introduce l’obbligo di creare e comunicare indicatori di sostenibilità e classificazione dell'efficienza energetica”.
Il divario di consapevolezza è particolarmente marcato nelle aziende di media dimensione, con 150-500 milioni di euro di fatturato. Solo il 13% delle imprese intervistate dichiara un livello di conoscenza elevato sull'impatto ambientale delle piattaforme digitali.
Anche le PMI entrano in gioco: sebbene possano sembrare lontane dai grandi data center, ogni servizio digitale che utilizzano - dal cloud all'email, dai software gestionali all'e-commerce - si traduce in consumo energetico ed emissioni di CO2.
Attualmente il settore ICT contribuisce fino al 4% alle emissioni globali di gas serra, con una previsione di aumento fino all'8% se non si adottano interventi di efficienza e decarbonizzazione. Le specifiche emissioni di CO2 dei data center sono stimate attualmente intorno allo 0,5% delle emissioni globali e potrebbero raggiungere circa l'1% entro il 2030, o l'1,4% in uno scenario di crescita più rapida.
L'indagine di iSustainability individua tre principali categorie di ostacoli all'integrazione della sostenibilità nel business. Il primo, di natura culturale e organizzativa, emerge con particolare evidenza nei settori Servizi, Tech & Digital e Finance & Insurance: si tratta della mancanza di cultura aziendale diffusa sul tema, di governance ancora debole e di una leadership non sempre pienamente coinvolta. Il secondo ostacolo riguarda le competenze: in settori come Manufacturing, Tech & Digital e Health Care si registra una carenza critica di figure professionali specializzate e di team ESG strutturati. Infine, resta il nodo della Insurance, faticano a quantificare gli impatti ambientali e sociali del digitale, per mancanza di strumenti adeguati o metodologie consolidate.
Nonostante le criticità, il 67% delle aziende intervistate prevede una perdita di competitività entro 5 anni in assenza di integrazione della sostenibilità. Un dato che testimonia la crescente strategicità del tema.
"La sostenibilità digitale non è più un tema di nicchia", conclude Giovannini. "È una leva di competitività che comporta l’accesso a finanziamenti, oltre a favorire l’aumento della reputazione e della resilienza aziendale. Le imprese che investono oggi in efficienza digitale non solo riducono le emissioni, ma abbattono anche i costi operativi e si preparano a scenari normativi sempre più stringenti".
iSustainability è una società di consulenza che affianca imprese e organizzazioni pubbliche nell’integrare i principi di sostenibilità nei modelli di business, per migliorare le performance, garantire la compliance normativa e generare valore economico e sociale. Guidata dal CEO Riccardo Giovannini, ha la missione di conciliare profittabilità e riduzione degli impatti ambientali e sociali, trasformando la sostenibilità in una leva concreta di competitività e reputazione. Grazie a un team con esperienza consolidata e al contributo del network Digital360 (digitale, tecnologia, comunicazione), iSustainability adotta un approccio multidisciplinare e integrato che combina competenze strategiche, organizzative e tecniche. http://isustainability.ai/
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